Alimentazione, Emozioni e Cibo

La nostra proposta

La nostra proposta prevede interventi integrati personalizzati, nei quali vengono fusi in modo armonioso diverse tecniche per operare efficacemente sui diversi aspetti della persona(organico, emotivo, cognitivo, comportamentale ecc).
– Medicina Tradizionale e Medicina Complementare (Medicina funzionale regolatoria)
– Psicoterapia ad Approccio Integrato
– Riabilitazione Psico-Nutrizionale che utilizza le più moderne procedure della terapia cognitivo comportamentale
– Vivere con l’attività fisica: sviluppare e mantenere uno stile di vita attivo, affrontando gli ostacoli e ed i pensieri sabotanti che impediscono il cambiamento
– Imparare a nutrire il Sè senza il cibo.

L’obiettivo è modificare in modo profondo, consapevole e stabile il comportamento
alimentare (e non semplicemente il peso corporeo) agendo contemporaneamente sull’insieme di tutti quegli aspetti che riguardano il modo di vivere di ognuno di noi, acquisendo le abilità che ci permetteranno di far fronte agli eventi e alle situazioni stressanti in modo nuovo.
Il nostro programma prevede un percorso in cui sarai attore attivo del tuo cambiamento, aiutandoti a capire cosa e come cambiare, fornendoti strumenti psicologici e psicoeducativi personalizzati.

Le nostre attività

Alimentiamo il Benessere

Sei sempre a Dieta?
Il cibo è una Preoccupazione per te?
La bilancia determina il tuo Umore?
Il tuo Peso Corporeo ha avuto frequenti variazioni nel Tempo?


Alimentiamo il Benessere è un percorso individuale realizzato con il supporto di un’equipe multidisciplinare altamente specializzata (Psicologo e Nutrizionista) per modificare lo stile di vita e ritrovare un naturale e sereno rapporto con il cibo, il peso e le forme corporee imparando a gestire il comportamento alimentare, la fame emotiva e i disordini alimentari.

Perdere Peso senza Perdere il Sorriso

Il cibo non è solo nutrimento, spesso mangiare viene vissuto come analgesico nei confronti di uno stato di malessere psicologico come lo stress, la noia, la tristezza. In questi casi il cibo viene ingurgitato nel vano tentativo di riempire un vuoto interiore confuso con la reale sensazione di fame.
Un percorso “in” e “con” il gruppo per modificare insieme il nostro stile di vita, affrontare gli ostacoli alla perdita e al mantenimento del peso, vincere la fame emotiva e i pensieri ingrassanti.

Come Adottare uno Stile di Vita Salutare

Adottare uno stile di vita salutare non è semplicemente seguire un’alimentazione sana e fare attività fisica in modo costante: uno stile di vita salutare è la combinazione dei nostri pensieri, sentimenti comportamenti, attitudini, valori, obiettivi e l’interazione tra noi stessi e l’ambiente.
Adottare uno stile di vita salutare significa affrontare un cambiamento profondo e complesso, per questo motivo, tutti noi, pur sapendo cosa dobbiamo fare, non riusciamo a farlo sentendoci in colpa.


Perchè adottare uno Stile di Vita Salutare. L’adozione di uno stile di vita salutare può e deve diventare una scelta per tutti noi per vivere a lungo e in salute. Inoltre può diventare lo strumento migliore per gestire in modo ottimale ed autonomo (in associazione alla terapia farmacologica) malattie croniche quali: il diabete di tipo 2, la sindrome metabolica, ipertensione arteriosa, l’ipercolesterolemia, l’apnee ostruttive notturne, la steatosi epatica non alcoolica, le malattie cardiovascolari e l’artrosi.

Come adottare uno stile di vita salutare. Il nostro programma prevede un percorso in cui sarai attore attivo del tuo cambiamento. Attraverso le più moderne procedure della terapia cognitivo comportamentale, il nostro programma ti aiuterà a capire da solo cosa e come cambiare fornendoti dei strumenti psicologici (problem solving, ristrutturazione cognitiva del pensiero ecc) e psicoeducativi personalizzati.


Il programma è suddiviso in 4 parti:
-Adottare un Alimentazione Salutare in modo flessibile e naturale.
-Mantenere un Peso Salutare attraverso le più moderne procedure della terapia cognitivo comportamentale che si sono dimostrate efficaci nell’aiutare le persone a mantenere il peso corporeo a lungo termine.
-Vivere con l’Attività Fisica: sviluppare e mantenere uno stile di vita attivo e affrontare gli ostacoli e le scuse razionali che ci impediscono il cambiamento.
-Gestire lo Stress: affronta le 4 forme di stress più importanti che agiscono sulla nostra salute.

Ricette Sgrassanti. Dalla Spesa alla Tavola in Forma

Essere in forma è più della dieta: è uno stile di vita e un modo di pensare. Conoscere, scegliere, comprare e cucinare è la ricetta migliore per mantenere il peso e la salute.
“Ricette Sgrassanti” e un percorso rivolto a tutti coloro che ricercano la via del benessere che inizia dalla scelta degli alimenti da portare in tavola, attraverso il loro acquisto e la preparazione di ricette sgrassanti e gustose. Gli incontri prevedono una parte teorica e una parte pratica in cucina.
1°incontro: Gli ingredienti
I nutrienti, l’alimentazione giornaliera, costruire un piano alimentare
2° Incontro: La cottura
Tipi di Cottura, le Spezie e i Condimenti In Cucina: prepariamo il secondo e il contorno
3° Incontro: Facciamo la Spesa
Come scegliere i cibi, leggere le etichette, come riporre il cibo, come servire
In Cucina: prepariamo la pasta
4° Incontro: Intolleranti?
Campi di disturbo del latte, latticini e lieviti
In Cucina: prepariamo il dolce


Emozioni e Cibo

Come afferma lo psichiatra statunitense Roger Gould, “Siamo emotivamente affamati” e questo è spesso il motivo per cui non riusciamo a perdere peso e a controllare la nostra alimentazione.
Nonostante la volontà di voler dimagrire, a volte siamo noi stessi a sabotare i nostri obiettivi, utilizzando il cibo come valvola di sfogo per affrontare la noia, la rabbia, la tristezza, lo stress. Questa spinta a mangiare in maniera compulsiva per colmare un vuoto emotivo, viene definito dagli statunitensi “Emotional Eating” ovvero “Alimentazione Emotiva”.
Purtroppo però, il cibo assunto come fosse un farmaco antidolorifico o anestetico, ha un effetto solo momentaneo ed è accompagnato da una serie di effetti collaterali (sensi di colpa, aumento di peso) che lo rendono inappropriato per risolvere tutte quelle situazioni che ci provocano stress ed ansia. Tuttavia, la fame emotiva può scatenarsi anche in momenti di allegria, come ad esempio durante i pranzi con amici o familiari
in cui ci si lascia andare perdendo ogni controllo sulla propria alimentazione.
Non esiste una sola causa, ma molti fattori entrano in gioco, diversi da individuo a individuo.
• Noia e Solitudine
La noia è fortemente associata alla fame nervosa perchè, a volte, mangiare può essere l’unica motivazione per interrompere un’attività noiosa. La mancanza di programmi per la giornata sembra rendere le persone inclini ad abbuffarsi, mentre avere una routine sembra costituire una protezione. La solitudine è spesso associata alla fame nervosa perché il cibo è usato in sostituzione di ciò che manca (relazioni sociali
soddisfacenti, vita di coppia, divertimento ecc) , tuttavia l’aumento di peso che ne consegue accresce la difficoltà di costruire relazioni interpersonali.
• Rabbia e Frustrazione
La rabbia, al pari di tutte le altre sensazioni negative, può scatenare un attacco bulimico. L’abbuffata, soprattutto nelle donne, è un modo di far fronte alla rabbia che non si è in grado di esprimere apertamente e anche se temporaneamente, allenta la tensione generata da questo stato d’animo.
• Tensione Mestruale
Alcune donne riferiscono di trovare particolarmente difficile controllare l’alimentazione nei giorni che precedono le mestruazioni. Questo fatto può essere una risposta a sensazioni fisiche quali il sentirsi gonfie, o a stati d’animo negativi quali la depressione e l’irritabilità.

Fame o voglia?

Il ruolo rivestito dal cibo nella vita di ognuno di noi è del tutto individuale.
Nutrirsi è un modo per prendersi cura di sé, del proprio corpo, della propria mente e spesso ci si ritrova a mangiare per ragioni che non hanno nessuna relazione con la fame fisiologica.
Distinguere la fame biologica dalla “voglia” è dunque una delle cose più importanti da fare per controllare il proprio peso. Una buona relazione con il proprio corpo basata sulla capacità di interagire con le sue funzioni è la chiave per imparare a gestirlo al meglio. La capacità di ascoltare il proprio organismo aiuta infatti a regolare le quantità di cibo in virtù delle sensazioni di fame e sazietà.
Quella sensazione di “vuoto nello stomaco”
La fame esprime la necessità fisiologica di energia da parte del nostro organismo. E’ un’ esigenza che permette la nostra sopravvivenza.
Quella “voglia di qualcosa di buono”
La voglia è l’impulso a raggiungere il proprio appagamento attraverso l’assunzione di determinati alimenti. Non è un’esigenza ma una scelta, un desiderio. Attenzione tuttavia a non suddividere i cibi in “cattivi”, perché molto calorici, e “buoni”, perché poco calorici. La rigidità del comportamento alimentare può avere come conseguenza l’effetto trasgressione, ossia più mi vieto quel cibo e più lo desidero. Ma come è possibile godere del cibo mantenendo un’alimentazione idonea e corretta? Concedersi di tanto in tanto i cibi che più piacciono, avendo cura di non esagerare nelle porzioni, aiuta a non cadere nella frustrazione e nel desiderio irrefrenabile di quell’ alimento. Imparare ad avere il giusto equilibrio con ciò che più piace permette dunque di raggiungere un controllo più funzionale sulla propria alimentazione.


Perchè la dieta non basta

La parola dieta deriva dal greco “diaita” che significa “modo di vivere”. Un significato profondamente diverso da quello che le viene attribuito oggi! Quando la riduzione di peso non è sostenuta da reali cambiamenti dello stile di vita, non riusciamo a mantenere i risultati raggiunti. Se non cambiamo le abitudini alimentari quotidiane e il nostro modo di pensare, tornati al vecchio stile di vita, si torna al vecchio peso.

Perdere peso non basta: mantenere il peso raggiunto è il vero traguardo!

L’approccio bio-psico-corporeo alla nutrizione e alla gestione del peso considera la complessità del comportamento alimentare e prevede un percorso realizzato con il supporto di un equipe multidisciplinare (nutrizionista e lo psicologo) per imparare a gestire in modo sano, facile e naturale la nutrizione, il comportamento alimentare, il peso corporeo, la fame emotiva e i disordini alimentari.

Trattamento Sovrappeso, Obesita’ (<32 BMI), Abbuffate Compulsive, Dieting, Sindrome dello Yo-Yo, Sindrome da Alimentazione Notturna.

La dieta fa ingrassare

Nonostante nella nostra cultura si sia affermata l’idea che con un po’ di buona volontà è possibile modificare il peso corporeo a proprio piacimento, ci sono degli aspetti da considerare. Tutte le diete portano a una modificazione temporanea del peso corporeo e altrettanto, quasi tutte le diete, falliscono se riconsiderate ad un anno di distanza, cioè, la percentuale delle persone che riesce a mantenere il peso raggiunto durante il periodo di restrizione alimentare è veramente molto bassa. La maggioranza riprende gran parte del peso perduto. Il reale obiettivo non è solamente perdere peso ma mantenerlo attraverso una modificazione stabile dello stile di vita e della gestione di alcuni meccanismi sia fisiologici che psicologici che intervengono, senza stare sempre a dieta.
I meccanismi fisiologici e psicologici con cui il nostro si difende dalla dieta sono:

La riduzione del metabolismo basale che si verifica quando si segue una dieta ipocalorica: il nostro organismo si protegge dalla riduzione calorica riducendo il dispendio energetico allo scopo di adattarsi alle nuove condizioni. Quindi si tratta di un meccanismo di adattamento di fondamentale importanza per la sopravvivenza della nostra specie. In buona sostanza, il nostro organismo, consumando molto meno perde meno peso.

Alterazione dei meccanismi di fame e sazietà
Quando seguiamo una dieta, si modificano nel nostro corpo i livelli di alcune sostanze, che vanno a influenzare gli stimoli di fame e sazietà. Molte persone che seguono una dieta dopo una prima fase di difficoltà nel resistere al desiderio di cibo, sperimentano uno stato di benessere, probabilmente mediato dalle endorfine.
Purtroppo, però, questa fase di benessere indotta dalla restrizione alimentare dura poco tempo e iniziano a comparire irritabilità, ansia e depressione che portano inesorabilmente alla perdita del controllo (fenomeno della disinibizione) e all’abbandono della dieta oppure ad abbuffate compensatorie. In questo modo subentra un meccanismo di pensiero che è molto deleterio e contribuisce a strutturare e mantenere i disordini e i disturbi alimentari, in particolare la sindrome dello yo-yo.

La trappola del “pensiero tutto o nulla”

Un’ulteriore conseguenza del fenomeno della disinibizione si osserva abitualmente nelle persone che affrontano la dieta con un atteggiamento troppo rigido e perfezionistico: la cosiddetta “mentalità tutto o nulla”. Le cose vanno bene fino a che si segue perfettamente la dieta, ma basta una piccola trasgressione perché il controllo venga abbandonato del tutto (“ho mangiato una pasterella, allora ne mangio tante e da domani ricomincio la dieta”). La trasgressione della dieta è spesso vissuta come una propria incapacità di resistere alle tentazioni ed è quindi seguita da profondi sensi di colpa i quali portano ad una maggiore restrizione, spesso saltando i pasti o eliminando determinati cibi. Con il passare del tempo la dieta stretta interrotta dalle abbuffate crea un circolo vizioso fino ad arrivare ad una vera e propria condizione di bulimia con un
conseguente aumento di peso oppure sviluppo della sindrome dello yo-yo.

L’ossessione del peso

Chi ha problemi di sovrappeso o obesità è tormentato da due pensieri: il suo peso è di gran lunga superiore al peso ideale e il suo aspetto fisico non corrisponde all’ideale estetico proposto dalla società.

Il “Peso ideale” e il “Peso Estetico”

Il concetto di peso ideale è nato da uno studio condotto da una società americana di assicurazioni allo scopo di stimare qual’ era quel peso che, associato ad una determinata altezza, permetteva la massima aspettativa di vita. Malgrado i medici le abbiano usate moltissimo per classificare il grado di obesità, nel tempo è stato evidenziato come i pesi considerati ideali da tali tabelle fossero troppo lontani dalla realtà. Oggi vengono considerati gli indici di massa corporea (BMI) che pur mettendo in
relazione il peso con l’altezza individua degli intervalli di peso meno rigidi per definire il peso di una persona.
Es: Posso trovarmi nella categoria “normopeso” anche se peso 3Kg in più del mese scorso.
Nell’affrontare una dieta, è più utile considerare il peso ragionevole, cioè il peso che può essere ragionevolmente mantenuto senza che la persona si senta costantemente a dieta in quanto il mantenere a lungo un regime alimentare controllato è responsabile dello sviluppo di disordini alimentari e predispone all’abbuffata.
Di contro la società ci spinge ad essere magri, sempre più magri!
Si è assistito ad una modificazione degli ideali di bellezza in direzione di un corpo sempre più esile, magro e tonico. E contemporaneamente, ci spinge a consumare cibo per soddisfare i bisogni del mercato. Quindi le persone sono sempre più bloccate in un conflitto tra la tentazione a mangiare e la spinta a controllare l’alimentazione.
La novità storica è che la pressione a modificare il proprio corpo non è più esercitata solo sulle donne, ma anche sugli uomini.
Nonostante questo il peso medio della popolazione, soprattutto quella giovanile, è andato via via aumentando e così anche il divario tra come si dovrebbe essere e come si è con un conseguente aumento della frustrazione.
La conseguenza è la crescente insoddisfazione per il proprio corpo che ha portato alla nascita continua di diete miracolose, pillole magiche, palestre attrezzatissime, tutti con un unico obiettivo: l’ eliminazione permanente del grasso.

Sovrappeso e Obesità

L’Organizzazione Mondiale della Salute (OMS) definisce l’Obesità come “una condizione clinica caratterizzata da un eccessivo peso corporeo per accumulo di tessuto adiposo (grasso) in misura tale da influire negativamente sullo stato di salute”. In pratica sovrappeso e obesità insorgono quando la quantità di calorie introdotte con gli alimenti supera il consumo di energia generata dall’attività fisica. I fattori che portano a questo squilibrio energetico sono molteplici e includono la genetica, l’ambiente, i comportamenti acquisiti, ma anche alcune patologie e alcuni farmaci.

E allora basterebbe fare un po’ di dieta?

Sovrappeso e autostima

L’Obesità come Problema Psicologico
Paradossalmente la nostra società, caratterizzata dall’opulenza e dall’iperconsumo, è costantemente preoccupata per il peso e considera le persone sovrappeso o obese poco attraenti e dotate di scarsa forza di volontà.
Lo stigma sociale o la richiesta sociale verso la magrezza e la continua lotta a controllare le forme fisiche hanno delle conseguenze notevoli sull’autostima: il valore delle persone viene misurato sulla base dell’aspetto fisico, del peso e/o magrezza. Inutile dire che non si è mai sufficientemente magri, belli, snelli e muscolosi, e con un corpo perfetto. Il sentirsi inadeguati considerando questi parametri idealizzati crea spesso senso di frustrazione e infelicità.

Ti vai bene come sei? Oppure pensi anche tu che dovresti migliorare qualcosa nel tuo corpo?

Fobie alimentari e false credenze

Le persone in eterno conflitto con il peso e le forme corporee spesso commettono l’errore di dividere i cibi in due categorie: cibi “buoni” che possono essere mangiati liberamente e cibi “cattivi” che devono essere banditi dalla propria alimentazione perché considerati “ingrassanti”.
Tuttavia i tabù alimentari generano desiderio e rigidità nel comportamento alimentare con un maggior rischio di abbuffata. Un cibo fa bene o male a seconda di quanto ne mangiamo, di come lo cuciniamo e di quanto frequentemente lo consumiamo, in associazione allo stile di vita condotto.
Spesso si è ingannati dai cosiddetti prodotti “light” o “senza zucchero” perché si rischia di assumerne in quantità eccessive. Leggere attentamente le etichette risulta essere la regola migliore per non fare un pieno di calorie.
Molto popolari sono le diete a basso contenuto di carboidrati perché ritenute efficaci nel favorire la perdita di peso.
Tuttavia il rapido decremento ponderale che si ottiene con queste diete è dovuto principalmente ad una perdita significativa di acqua legata al glicogeno, epatico e muscolare, che rappresenta il deposito di glucosio, principale nutrimento per il cervello. Inoltre, una riduzione di carboidrati nella dieta porta inevitabilmente ad un aumento della quota di grassi e proteine con non pochi rischi per la salute (ad esempio l’apporto eccessivo di grassi animali determina un aumento delle patologie cardiovascolari; un alto consumo di proteine può provocare una perdita di calcio dalle ossa con rischio di osteoporosi; la drastica di riduzione dei carboidrati fa aumentare la spinta biologica verso questi nutrienti , il cosiddetto “craving”, che per alcuni individui predisposti può essere un fattore di rischio per lo sviluppo di un disturbo alimentare).
Attenzione all’uso di sostituti del pasto (barrette, beveroni ecc.) a causa della loro valenza altamente diseducativa. E’ necessario operare una modificazione dello stile di vita per poter riacquistare un sano ed equilibrato rapporto con il cibo e con il proprio corpo.
La pubblicità ci propone continuamente alimenti precotti in busta, facili e veloci da preparare , ma a scapito di grandi quantità di sale e grassi con un notevole costo per la nostra salute. Infine attenzione a non cadere nella tentazione di saltare i pasti o ridurre
drasticamente le porzioni con la falsa speranza di perdere peso più rapidamente. Il nostro corpo si difende abbassando il consumo di energia(metabolismo) e accumulando, sotto forma di grasso, le calorie del pasto successivo.


Disordini e disturbi alimentari

Un disturbo alimentare nasconde sempre un grande dolore che riesce ad esprimersi solo attraverso il rapporto con il cibo e con il corpo. Malgrado inizialmente possa sembrare una scelta, in realtà non è. Rappresenta una vera e propria patologia che condiziona fortemente sia la salute sia il funzionamento psicologico della persona.
Molto spesso non viene riconosciuto celandosi dietro un’apparente normalità, tuttavia la diagnosi precoce e la qualità dell’intervento sono determinanti per poter guarire.

Meccanismi che favoriscono il mantenimento dei disturbi alimentari

La Teoria Cognitivo Comportamentale sostiene che la restrizione alimentare, comportamento che caratterizza l’esordio della maggior parte dei disturbi dell’alimentazione, ha origine da due vie che possono operare contemporaneamente:
-La prima via è caratteristica di quelle persone che hanno una forte necessità di controllare i vari aspetti della loro vita (es. scuola, lavoro, sport), ma che spesso finiscono per concentrare i loro sforzi sul controllo dell’alimentazione.
-La seconda via è l’eccessiva valutazione del peso e delle forme corporee in quelle persone che hanno interiorizzato l’ideale di magrezza molto diffuso nella nostra società. In questi casi la persona basa il suo valore intrinseco quasi esclusivamente sull’aderire e avvicinarsi a questo ideale di magrezza/bellezza (“avrò successo quando peserò …”, “Farò l’esame quando mi entreranno quei pantaloni” ecc).

Le conseguenze dei disturbi alimentari

I disturbi alimentari possono potenzialmente danneggiare 4 aree della vita:

salute fisica: i danni fisici conseguenti ai disturbi alimentari sono attribuibili ad 1 o più dei seguenti fattori: dieta ipocalorica, sottopeso, vomito autoindotto, uso improprio di lassativi e/o diuretici e attività fisica eccessiva;

il funzionamento psicologico: la maggior parte delle persone affette da disturbi alimentari presenta una bassa autostima, ansia, frequenti pensieri di autocritica, irritabilità, umore instabile e depressione;

le relazioni interpersonali: difficoltà con i rapporti familiari, i rapporti di coppia e i rapporti con gli amici e possono essere la conseguenza delle liti riguardanti i comportamenti alimentari oppure causati dai frequenti sbalzi d’umore associati al disturbo;

-carriera scolastica e lavorativa: le persona affette da disturbi alimentari frequentemente tendono ad organizzare la propria giornata secondo rituali precisi e stereotipati, in particolar modo quelle in cui è associato il perfezionismo clinico. Nella fase iniziale del disturbo queste persone tendono ad ottenere risultati eccellenti sia sul lavoro che nella scuola, pur non essendo mai soddisfatte pienamente dei livelli raggiunti. Con il progredire del disturbo, soprattutto quando la perdita di peso è molto marcata, questa tendenza si capovolge: infatti compaiono difficoltà di concentrazione e di attenzione. Inoltre il tempo dedicato all’attività fisica compulsiva impedisce lo svolgimento delle altre attività. La conseguenza è che nei disturbi gravi e di lunga
durata è comune l’abbandono della carriera scolastica o lavorativa.

I meccanismi che generano un’abbuffata

Dieta
L’essere a dieta, soprattutto se estrema e rigida, come si osserva nell’Anoressia Nervosa e nella Bulimia Nervosa, è uno dei fattori che rendono le persone vulnerabili alle crisi di abbuffate compulsive. Alla lunga si crea un “circolo vizioso” in cui la dieta incoraggia l’abbuffata ed è, nello stesso tempo, una risposta all’abbuffata stessa. Ci sono tre modi di fare la dieta e in particolare chi soffre di abbuffate compulsiva tende a seguirli tutti e tre:
• Evitare di mangiare, ossia digiunare tra un’abbuffata e l’altra, è un comportamento tipico di chi soffre di Bulimia Nervosa.
• Limitare le porzioni che vuol dire mantenere un quantitativo calorico al di sotto del fabbisogno giornaliero.
• Eliminare certi cibi che vengono considerati pericolosi perché ingrassanti.

Intolleranza alle emozioni
Le persone che hanno abbuffate compulsive spesso presentano una caratteristica che può essere definita “intolleranza alle emozioni”.
L’estrema sensibilità nei confronti degli stati d’animo, sia negativi (es. tristezza, ansia o rabbia) che positivi (eccitamento, euforia) spinge queste persone ad utilizzare l’abbuffata per gestire proprie emozioni neutralizzandole e riducendone la consapevolezza.

Anoressia nervosa

L’anoressia nervosa ha un’insorgenza tipica nell’adolescenza e nei primi anni dell’età adulta, anche se in alcuni casi può insorgere nell’infanzia. Si tratta un disturbo tipico delle società occidentali dove la pressione sociale verso la magrezza è forte.
Sembrerebbe si stia registrando una progressiva riduzione dell’età media di insorgenza ed un aumento della sua diffusione soprattutto nel sesso femminile (anche se, dagli ultimi studi, risultano in aumento i casi di sesso maschile).
L’anoressia nervosa è caratterizzata da una rapida perdita di peso corporeo a seguito di una dieta ferrea a volte accompagnata da un’attività fisica eccessiva e compulsiva. In alcuni casi per perdere peso le persone adottano pratiche non salutari come il vomito autoindotto e l’uso improprio di lassativi o diuretici. Inoltre vanno progressivamente incontro a comportamenti ossessivi, isolamento sociale, difficoltà di concentrazione, depressione e perdita per l’interesse sessuale.
Nelle adolescenti, spesso, il rendimento scolastico dall’ essere eccellente subisce un crollo, che può portare anche alla sospensione degli studi. In alcuni casi possono comparire comportamenti autolesionistici.
Quando il disturbo è lieve, può rientrare senza alcuna cura o con un trattamento breve. Molto spesso, purtroppo, persiste e si rendono necessari trattamenti specialistici complessi e lunghi. Nella metà delle persone, l’anoressia volge verso la bulimia nervosa.

Bulimia Nervosa

La bulimia nervosa esordisce frequentemente con una dieta ferrea e molto rigida e circa un quarto delle persone che ne sono affette presenta, in un primo periodo, comportamenti di tipo anoressico. Successivamente compaiono le abbuffate che interrompono la dieta e, perciò, il peso corporeo di queste persone tende a rimanere nella norma. Nella maggioranza dei casi gli episodi bulimici sono seguiti da comportamenti compensatori come il vomito autoindotto, l’uso improprio di lassativi e diuretici oppure da un’ estrema restrizione dietetica compensatoria (digiuno) e/o
attività fisica compulsiva. Sono frequentemente riscontrabili stati depressivi e ansiosi e, in alcuni casi, possono essere associati l’uso di sostanze psicoattive e comportamenti autolesionistici. L’età dell’esordio è nell’adolescenza o nella prima età adulta, raramente colpisce gli uomini, ed è più diffusa tra i bianchi mentre è rara tra gli afroamericani. Le persone colpite sono generalmente di peso normale, pochissime sono obese.

Sindrome da alimentazione incontrollata (Binge Eating Disorder)

Le persone affette dalla Sindrome da Alimentazione Incontrollata (BED) presentano abbuffate ricorrenti associate alla sensazione di perdere il controllo nell’atto di
mangiare senza comportamenti compensatori (vomito autoindotto ecc). Si differenzia dalla bulimia nervosa per il fatto che appare in situazioni in cui è preesistente una tendenza a mangiare in eccesso e non in seguito ad una dieta. Infatti è frequente in persone affette da obesità. Inoltre è diffusa anche tra i maschi e vede un’età di insorgenza più elevata rispetto all’anoressia nervosa e alla bulimia nervosa: intorno ai 30 anni ed è frequente anche nella popolazione anziana dopo i 55 anni e sembrerebbe colpire il 3 % della popolazione.
Questo disturbo è caratterizzato da comportamenti ben precisi: episodi ricorrenti di alimentazione incontrollata caratterizzati da assunzione in un periodo definito di tempo (di solito in circa 2 ore), di un quantitativo di cibo significativamente più abbondante di quello che la maggior parte delle persone mangerebbe in un simile periodo di tempo ed in simili circostanze e dalla sensazione di perdita del controllo
sull’assunzione del cibo durante l’episodio; in questi momenti le persone mangiano molto più rapidamente del normale fino a sentirsi spiacevolmente pieni, pur non essendo molto affamati.
Questi episodi sono accompagnati da senso di colpa e vergogna perciò avvengono in solitudine o di nascosto. Il BED è spesso associato a depressione e ansia, aumento di peso, alterazioni gastrointestinali, alterazioni ormonali, continua secrezione di insulina e ai disturbi connessi all’obesità.

La sindrome da alimentazione notturna

La Sindrome da Alimentazione Notturna è caratterizzata da scarso appetito la mattina ed eccessiva e compulsiva alimentazione di sera e di notte. Si tratta, probabilmente, di una combinazione di un disturbo alimentare, un disturbo del sonno e un disturbo
dell’umore oltre alla presenza di un forte stress. Spesso è associata a difficoltà di addormentarsi, frequenti risvegli notturni in cui è forte la necessità di mangiare per riuscire a riaddormentarsi e alla difficoltà a regolare le proprie emozioni. Frequentemente esordisce tra i 30 e i 40 anni. Questo disturbo può essere considerato una forma di reazione allo stress: i soggetti che ne sono affetti spesso mangiano sotto la spinta di emozioni (tristezza, rabbia, frustrazione) nel tentativo di regolare tali
sensazioni che soprattutto nelle ore serali e notturne posso emergere nel mondo interno.

Ortoressia

Il termine ortoressia deriva dal greco orthos -“corretto” e orexis -“appetito” ed indica una forma di attenzione eccessiva, a volte maniacale alle regole alimentari, alla scelta del cibo ed alle sue caratteristiche associata ad una forte paura di ingrassare
o di non essere in buona salute con conseguenze negative sulla qualità della vita della persona affetta e di coloro che lo circondano.
Sono riscontrabili diversi livelli di ortoressia: da forme più lievi e transitorie fino ad arrivare a situazioni maniacali. Questo disturbo porta notevoli limitazioni nella dieta ed è, spesso, associato ad una ruminazione ossessiva sul cibo, comportamenti ossessivi
riguardanti la selezione, la ricerca e la preparazione degli alimenti.
L’ortoressia impedisce al soggetto di avere rapporti sociali equilibrati, andando incontro ad un isolamento sociale, rinchiudendosi in uno stile di vita standardizzato e dettato da regole rigide ed immodificabili e difendendosi da coloro che non condividono tali regole. Si assiste, così, ad un aumento dei livelli di ansia. Le cause di questo disturbo vanno individuate nei ritmi di vita forzati della nostra società e nei modelli di bellezza e salute.

I Disturbi dell’Immagine Corporea o Dismorfofobia

La distorsione dell’immagine corporea si verifica quando non c’è corrispondenza tra il corpo reale e il corpo soggettivamente percepito: per esempio, nell’anoressia nervosa le persone, nonostante il basso peso corporeo raggiunto, si vedono e si percepiscono grasse.
Una percezione negativa e distorta dell’immagine corporea può avere conseguenze deleterie sulla vita delle persone:
ansia sociale, che può arrivare fino all’isolamento completo;
preoccupazione ossessiva per il peso e la forma corporea;
bassa autostima;
tono dell’umore basso;
costante insoddisfazione con sensazione/convinzione di non avere valore;
abuso/dipendenza di integratori e di trattamenti estetici/chirurgici; dipendenza dall’attività fisica;
depressione;
disturbi dell’ alimentazione.
Un’immagine corporea negativa, costantemente distorta, sembra avere un ruolo centrale nello sviluppo e nel mantenimento dei disturbi alimentari. Alcuni ricercatori hanno suggerito l’ipotesi secondo cui l’aumento epidemico dei disturbi alimentari in certe culture, sia da mettere in correlazione alla forte pressione verso la magrezza e verso modelli di bellezza irrealistici. Questo è possibile nella misura in cui l’immagine interna che abbiamo del nostro corpo non corrisponde a ciò che è realmente, ma è influenzata dalle emozioni positive o negative che proviamo nei confronti del nostro aspetto fisico. Ciò significa che esiste una distorsione percettiva tra ciò che vediamo riflesso nello specchio e ciò che realisticamente è.

L’ideale di bellezza e le sue trappole


I protagonisti della pubblicità, le modelle che compaiono sui giornali e i personaggi dello spettacolo forniscono modelli estetici irrealizzabili per la maggior parte della popolazione. La magrezza e il rigido controllo del peso vengono resi come caratteristiche indispensabili per raggiungere il successo sociale. Non viene raccontato ne’ presentato il lavoro di manipolazione e preparazione necessario alla loro realizzazione (trucco, fotomontaggio ecc..), ma piuttosto questi messaggi raccontano questo ideale di bellezza come una condizione raggiungibile attraverso sforzi e l’acquisto, magari, di alcuni prodotti “miracolosi”.
Numerosi studi dimostrano che questo ideale di bellezza svolge un ruolo molto importante nel determinare un largo spettro di disturbi legati all’ insoddisfazione per il proprio corpo, bassa autostima, sviluppo di disordini alimentari e a pratiche non salutari per il controllo del peso corporeo.


Alterazioni Metaboliche

Cosa si intende?

Sotto il nome di alterazioni metaboliche si raggruppano tutti quei disturbi che compaiono quando si perde la normale fisiologia. Le conseguenze sono spesso invalidanti e di difficile cura da parte della medicina ufficiale.

Acidosi Metabolica

L’acidosi metabolica è un accumulo di acidi nell’organismo, non adeguatamente compensato da altrettante sostanze basiche. Il risultato di questo squilibrio acido-base è una diminuzione marcata o lieve del valore di pH che, a lungo andare, può creare importanti problemi di salute (pH arterioso < 7,35).

Quali sono i sintomi più comuni? Disbiosi intestinale, gonfiore all’addome, mal di testa, lombalgia, stipsi, diarrea, candida, cistiti, ritenzione idrica, cellulite, disturbi del sonno e dell’umore, dolori articolari, osteoporosi, alterazione del ciclo mestruale, ecc. Le cause principali sono: l’eccessiva assunzione di proteine, specie animali; l’eccessiva quantità di cibo ingerito; farmaci; mancanza o eccessiva attività fisica; paure e stress cronico; ambiente inquinato. Quali sono i cibo acidificanti? Più o meno tutti, tranne ortaggi e frutta che sono altamente alcalinizzanti. Ne consegue che ad ogni pasto dovremmo sempre mangiare, insieme ad un primo o un secondo piatto, grandi quantità di ortaggi.

Disbiosi e Eubiosi Intestinale


In condizioni di stress psico-fisico, alimentare, ambientale, oppure dopo cicli di farmaci, può verificarsi un’alterazione della flora intestinale, esponendo così l’organismo alla proliferazione dei patogeni. La dieta rappresenta l’arma migliore in grado di determinare la composizione delle specie di flora, sia qualitativa che quantitativa. La flora intestinale è da considerarsi un vero e proprio organo nascosto, del peso maggiore del cuore, indispensabile ed invisibile.
Quali sono le conseguenze della disbiosi?
Una delle conseguenze della disbiosi è sicuramente “l’intolleranza”, e non basta togliere
solamente l’alimento che disturba, ma bisogna ripristinare la flora batterica intestinale. Altre conseguenze sono: un’alterazione del sistema immunitario con conseguente indebolimento dei meccanismi di difesa; disturbi della digestione, gonfiore intestinale, stitichezza alternata a dissenteria, cambiamenti dell’umore, alterazione del sonno, candidosi, cistiti, malassorbimento, cefalee.


Osteoporosi

E’ una malattia caratterizzata da una diminuzione della componente proteica e minerale dell’osso, con conseguente alterazione della microstruttura dello scheletro, cio’ significa che come per tutte le altre malattie, essa e’ una conseguenza della malnutrizione e malassorbimento che iniziano a prodursi a livello intestinale. E’ caratterizzata, inoltre, da diminuzione quantitativa e qualitativa del tessuto osseo.
Nella gran parte dei casi viene colpito il genere femminile, specialmente dopo la menopausa, a causa della minor produzione di estrogeni.
Un intestino in ordine, una buona e regolare attività fisica, una sana alimentazione sono le forme di prevenzione migliori per assicurare la buona salute dell’apparato osteo-articolare.

Gestione dello stress

Cos’è lo STRESS?
Con il termine di Stress si intende ogni tipo di stimolo in grado di modificare l’omeostasi dell’organismo: si parla di Eustress quando la reazione è contenuta e controllata in ambito fisiologico e consente una difesa sana dell’organismo; si parla invece di Distress quando il meccanismo fisiologico provoca danno all’organismo.
Possiamo classificare gli stressors in Endogeni ed Esogeni: quelli endogeni sono molto spesso causati sia da una risposta emotiva della persona, e dipendono dalla percezione individuale dell’accaduto, cioè dal significato che la persona attribuisce all’evento e come vi reagisce (ansia, conflitti lavorativi, affettivi, problemi socio economici), oppure possono essere generati da processi metabolici quali, per esempio, la produzione ed accumulo di tossine.
Gli esogeni invece sono introdotti nel sistema dall’ambiente esterno e possono distinguersi in alimenti, tossici ambientali, microbi, cataboliti o costituenti di farmaci di sintesi.
La funzione dello stress è quella di determinare una reazione finalizzata alla salvaguardia della persona e alla conservazione della specie umana, per questo dobbiamo orientarla a nostro favore (eustress) in modo da conseguire un adattamento più idoneo alla nuova situazione. Se lo stress supera un certa intensità o dura troppo a lungo esso può diventare un pericolo, tanto da produrre danni irreversibili, in questo caso si trasforma in distress.

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